6 ottobre 2019 – Lonate Pozzolo – 7^ Cardacrucca

2019.10.06-Lonate-Pozzolo-Mazzone-e-VinzioPer l’Atletica Valsesia, nel giro corto di 7,7 km ha vinto Luca Mazzone in 27,41 mentre Elvio Vinzio arriva secondo in 28,10.


Podisti.net scrive:

La gara organizzata dalla Cardatletica fin dal 2013, e quindi giunta alla settima edizione, propone un percorso breve di circa 8km e uno lungo di 15,3km, entrambi in versione competitiva e non. Il curioso nome della manifestazione deriva dal fatto che si svolge per buona parte all’interno del Parco del Ticino, attraversando sentieri e piste di atterraggio utilizzati dall’esercito e dall’aviazione tedeschi nel corso del secondo conflitto mondiale.
La sede del ritrovo, che dispone dei locali interni dell’oratorio e del prato adiacente, offre spazi adeguati agli oltre 1300 partecipanti alla manifestazione, con tutti i servizi concentrati in un’unica area, per cui l’afflusso dei podisti e i preparativi per la gara avvengono per tutti in maniera tranquilla, senza code o ritardi di sorta.
Nel pre-gara lo speaker riconosce e saluta alcuni dei protagonisti in campo maschile e femminile: sono tutti atleti di ottimo livello ed è subito chiaro che la competizione, sia per i piazzamenti finali, sia per il traguardo volante posto dopo un miglio, sarà ristretta a pochi nomi.
La partenza, unica per gli iscritti a tutte le corse, è fissata ai confini dell’abitato di Tornavento, dove l’asfalto termina lasciando spazio ad una strada bianca, contornata da due filari di alberi. Nonostante la sede stradale sia piuttosto stretta, la presenza di un lungo rettilineo e una tensione agonistica piuttosto stemperata consentono al gruppo di allungarsi senza difficoltà evitando imbottigliamenti.
L’aria fresca e il pallido sole che si affaccia a tratti fra le nubi creano condizioni ideali per correre, ben diverse dal caldo umido imperante fino a pochi giorni fa. Inoltre, il percorso si presenta veramente vario ed attraente: il fondo è per lo più sterrato, asciutto e ben battuto, ma con brevi tratti polverosi o ghiaiosi che costringono a cambiare gli appoggi. Inoltre, non mancano i passaggi su cemento ed asfalto, superfici più dure sulle quali aumentano la reattività del passo e le frequenze. Abbastanza numerose le curve secche e i cambi di direzione, oltre passaggi più tecnici su sentieri, sempre corribili, ma stretti e ricchi di ostacoli naturali come radici, rami o sassi a fior di terra. Dal punto di vista del paesaggio, si corre per lo più all’interno del bosco, nel quale l’amministrazione locale ha allestito un vero e proprio museo a cielo aperto, nel quale sono visibili, a mo’ di installazioni en plen air sul ciglio della strada, numerosi reperti di archeologia produttiva (agricola ed artigianale) della zona, oltre a testimonianze degli eventi bellici cui si faceva cenno più sopra. Indubbiamente la zona meriterebbe una visita più accurata, visto che il ritmo di corsa non consente di soffermarsi più di tanto sui cartelli esplicativi, né di osservare con cura gli oggetti esposti.
Seppur iscritto alla manifestazione competitiva, non inseguo alcun obiettivo di classifica (e ci mancherebbe altro, visto che nel primo chilometro mi ritrovo superato da un flusso continuo di runner!), ma cerco di trovare un passo costante e abbastanza sostenuto, per portare a casa un lavoro di una certa intensità per un tempo superiore all’ora. Dopo un po’ trovo un ottimo riferimento in un’atleta dal passo apparentemente facile e molto cadenzato, con la quale ci ritroviamo spesso a breve distanza, fino a stringere una specie di tacito accordo per cui ci diamo persino dei cambi regolari nei tratti in cui la strada si stringe. La collaborazione, più o meno consapevole, prosegue fino al nono chilometro, quando si sbuca dal bosco per costeggiare una delle tante piste dell’aeroporto di Malpensa e perdo di vista la mia preziosa compagna di viaggio, rimasta leggermente indietro. Il passo diventa via via più pesante e mi accorgo che sto perdendo qualche secondo ad ogni chilometro, per fortuna l’ultimo dei due ristori presenti sul percorso mi consente di reintegrare un po’ di liquidi e recuperare energie in vista degli ultimi quattro chilometri. Fra l’altro un cartello avverte che stiamo per iniziare una discesa pericolosa ed in effetti per alcune centinaia di metri la strada, tornata ad attraversare il bosco, scende in modo sensibile con un fondo sassoso e irregolare che richiede molta attenzione, ma consente di tenere un buon passo senza spendere troppe energie. Il tratto successive, dritto e pianeggiante, costeggia il fiume e invita ad accelerare, in vista del traguardo sempre più vicino, ma il percorso ha in serbo l’ultima sorpresa per chi è alla prima esperienza alla Cardacrucca: un ponticello fatto di gradoni in cemento è solo l’aperitivo per una ripida rampa e alcuni tornanti in salita che mi costringono a rallentare vistosamente, arrivando con grande fatica fino al sentiero lungo il canale Villoresi, dove la pendenza si azzera nuovamente. Si arriva infine all’ultima scalinata – ma stavolta si tratta di pochi metri – che immette nella piazzetta della chiesa, sotto il gonfiabile d’arrivo, alla presenza di un folto pubblico.
Il ristoro finale, essenziale, ma abbondante, consente a tutti di recuperare le forze dopo l’arrivo , mentre la premiazione dei primi dieci arrivati in campo maschile, unitamente alle prime otto in campo femminile, chiude la festa.
I risultati completi sono disponibili sul sito della corsa (www.cardacrucca.blogspot.com), ma diamo merito con una citazione ai componenti del podio per il percorso lungo: Michele Belluschi ha corso in 51’18”, precedendo Andrea Secchiero e Matteo Borgnolo, mentre fra le ragazze Melissa Ragonesi ha tagliato il traguardo con un tempo di 1h02’02”, abbassando il primato della gara, davanti a Rosanna Urso e Nicole Caironi.